
Un numero che non si cancella dalle buste paga: dal 2018, il primo giorno di assenza per motivi di salute non è più retribuito per i dipendenti pubblici, salvo eccezioni descritte dalla legge. Un colpo che ricade sui titolari come sui contrattuali, senza riguardo per l’anzianità.
Ma la regola non è scolpita nella pietra per tutti. Alcune patologie, le situazioni legate alla maternità o gli infortuni sul lavoro sfuggono alla rete. A seconda dello stato dell’agente e della natura dell’assenza, le procedure, la durata e le conseguenze finanziarie variano. Recentemente, il legislatore ha ulteriormente inasprito i controlli e chiarito i diritti in materia.
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Giorno di carenza nella pubblica amministrazione: definizione, obiettivi e quadro legale nel 2026
Il giorno di carenza nella pubblica amministrazione corrisponde al primo giorno non retribuito durante un fermo per malattia. Dalla legge di bilancio 2018, questo dispositivo si applica sistematicamente a tutti i dipendenti pubblici, che dipendano dallo Stato, da un ospedale o da un ente locale, non appena sono in malattia ordinaria.
Dietro questo meccanismo, un obiettivo dichiarato: responsabilizzare, contenere l’assenteismo, avvicinare la pubblica amministrazione al settore privato. Eliminare la retribuzione del primo giorno significa optare per un trattamento equo e controllare la spesa pubblica. Ma la regola non si applica a tutto: infortuni sul lavoro, malattie professionali o congedi di maternità sfuggono al dispositivo. La natura stessa dell’evento giustifica queste distinzioni.
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Il progetto di legge di bilancio 2026 continua a disciplinare questo dispositivo, stabilendo le modalità precise della carenza nella pubblica amministrazione. Ad ogni nuovo fermo per malattia ordinaria, il giorno non retribuito si applica, salvo se il fermo segue direttamente il precedente (prolungamento medico). Questo funzionamento riguarda tutti gli agenti, senza distinzione di categoria.
Per una visione dettagliata dei meccanismi e degli impatti del periodo di carenza fermo malattia pubblica amministrazione 1 giorno, l’articolo « Principio e conseguenze del giorno di carenza per i funzionari – Campus Recrutement » fornisce risposte concrete sulla retribuzione, la gestione dei fermi successivi e le specificità in base allo stato.
Chi è interessato dal periodo di carenza di un giorno e quali sono le principali eccezioni?
Il giorno di carenza riguarda tutti i dipendenti pubblici, siano essi titolari, tirocinanti o contrattuali di diritto pubblico, purché il fermo rientri nella malattia ordinaria. La regola è uniforme: colpisce senza distinzione di grado né di anzianità, dal primo giorno di assenza.
Tuttavia, la legge prevede situazioni in cui la misura non si applica. Ecco i casi specifici per i quali il giorno di carenza non si applica:
- Infortunio sul lavoro o malattia professionale: l’agente mantiene l’integralità della sua retribuzione fin dall’inizio del fermo.
- Congedo di maternità, di adozione o di paternità: nessuna trattenuta il primo giorno, la carenza è esclusa.
- Se un fermo per malattia ordinaria è prolungato senza interruzione, il periodo di carenza non si applica a ciascun certificato: solo il primissimo giorno del periodo rimane non retribuito.
Il giorno di carenza agente pubblico colpisce quindi esclusivamente il congedo per malattia ordinaria. Non riguarda né i congedi per lunga malattia, né i congedi di lunga durata, né le disponibilità per motivi di salute. Per ogni nuovo episodio di malattia ordinaria, la trattenuta si applica nuovamente, salvo in caso di prolungamento attestato da certificato.

Conseguenze pratiche: impatto sulla retribuzione e procedure da seguire in caso di fermo per malattia
Il giorno di carenza riduce direttamente la retribuzione dei dipendenti pubblici. Fin dal primo giorno di fermo per malattia ordinaria, un giorno di trattamento indicativo lordo scompare dalla busta paga. Questa trattenuta si applica indipendentemente dallo stato e dall’ente pubblico. Nessuna indennità complementare viene a colmare questa perdita, salvo eccezioni previste (infortunio sul lavoro, malattia professionale, congedo di maternità).
La rigore amministrativa è necessaria. Affinché i diritti siano garantiti, è necessario trasmettere il certificato medico al datore di lavoro entro 48 ore dall’inizio del fermo. Questo documento precisa la durata del fermo e se si tratta di un prolungamento. Un ritardo nell’invio può comportare ulteriori trattenute.
- Ogni nuovo fermo per malattia ordinaria innesca un nuovo giorno di carenza.
- Un prolungamento diretto non impone una nuova trattenuta.
- In caso di infortunio sul lavoro o di malattia professionale, la sospensione del trattamento non si applica.
Questo dispositivo, voluto dalla legge di bilancio, mira a responsabilizzare ciascuno e a avvicinare la gestione dell’assenteismo pubblico a quella del privato. Per i servizi, la sfida è doppia: garantire la continuità del lavoro e mantenere una gestione trasparente delle assenze. A ciascun agente, quindi, di confrontarsi con questa regola ormai ben radicata nella vita professionale.